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Quella volta che… Lo spinnaker

Quella volta che… Lo spinnaker

Lo spinnaker viene utilizzato spesso da equipaggi che non sanno come manovrarlo con vento forte. 
Già sopra i 25 nodi, oltre ad essere di tessuto adeguato, il suo punto di scotta va portato quasi all’altezza dell’albero, il tangone deve avere la varea molto bassa, la randa molto terzarolata. Il baricentro dello spi deve essere sull’asse della barca per evitare eccessivo rollio, straorza e strapoggia. Nei filmati che vedo normalmente non noto queste condizioni.

Poi si può verificare anche qualche rottura imbarazzante. Alla Middle Sea Race, mi pare del ’74, con Naif eravamo primi in reale grazie ad un ottimo bordeggio tra Pantelleria e Marettimo, poi in poppa verso Stromboli andavamo a 10 nodi di media con spinnaker e randa molto terzarolata quando avvenne l’imprevisto.
Scoppiò la campana che teneva il tangone all’albero e quest’ultimo partì come una freccia infilandosi dentro la randa, fissata con ritenuta, stracciandola. L’ottimo equipaggio ammainò tutto filando per occhio lo spi e per un po’ andammo come si poteva con due genoa mentre il buon Vianello ricuciva la randa sottocoperta. Non ci fu alcun panico e continuammo dopo aver ripristinato l’attrezzatura, ma lì perdemmo la regata che stavamo vincendo. 

Quando vedo barche a piena randa e tangone alto non mi meraviglio troppo che la prua vada sotto acqua o che si susseguano strambate involontarie. Non mi meraviglio neanche dei disastri che avvengono durante strambate effettuate con tecniche giuste ed abituali su piccole barche tipo Meteor, ma assolutamente inadatte a barche di 14 metri. 
Quando allenavo equipaggi per regate serie ormeggiavamo la barca con il vento (leggero) in poppa e per ore facevamo strambate con la tecnica che si usa con 40 nodi. Se non si parte da quell’allenamento è ovvio che con 30 o 40 nodi è meglio non dare spi e forse neanche il gennaker… Se barca ed equipaggio sono all’altezza, il vento forte è solo aria che si muove…

Pietro Calvelli